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MEDIO ORIENTE

Cisgiordania e Gaza, Israele prosegue nel suo piano di annessione

Vasta operazione militare intorno a dei villaggi nella Valle del Giordano e proprietà sequestrate per scopi militari. E nella Striscia, violando gli accordi, Israele ha esteso la Linea gialla mantenendo il controllo di oltre la metà del territorio.

Esteri 01_12_2025
Raid israeliano a Tubas (LaPresse)

Da Gaza alla Cisgiordania, con un unico scopo: cacciare dalla propria terra il popolo palestinese con l’obiettivo finale di annettere quei territori in vista del “Grande Israele”. Il governo israeliano, guidato da Benyamin Netanyahu, prosegue nel suo inesorabile cammino, e agisce indisturbato, nel più assordante silenzio delle cancellerie europee, sapendo che le reazioni verbali di qualche ministro degli Esteri non fermeranno l’esercito.

Già dopo quel tragico 7 ottobre del 2023, cominciarono anche in Cisgiordania irruzioni e scorrerie. Prima iniziò l’esercito, che lasciò poi mano libera ai coloni, che dopo due anni sono ancora in azione con uccisioni, devastazioni e intimidazioni nelle città e nei villaggi palestinesi. Secondo un rapporto, diffuso dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), l’esercito israeliano ha effettuato, dall’inizio della guerra, oltre 7.500 attacchi in Cisgiordania, dove, nell’ultimo anno, più di mille palestinesi sono stati uccisi in scontri con coloni armati o con le forze israeliane.

Ora l’esercito con la Stella di Davide ha iniziato una vasta operazione nelle città di Tubas, Tamun e Aqaba, nella parte settentrionale della Cisgiordania. Le milizie israeliane hanno imposto un assedio totale dopo aver chiuso tutte le strade di accesso e avviato perlustrazioni, casa per casa, alla ricerca di terroristi. Ahmed Asaad, governatore di Tubas, ha dichiarato che quello che sta accadendo nel suo territorio non è un’operazione riguardante la sicurezza di Israele, bensì un intervento con interessi di tipo geografico; i villaggi del suo governatorato, infatti, si trovano nella Valle del Giordano. I soldati sono entrati con mezzi pesanti, ruspe, appoggiati da elicotteri Apache, aprendo il fuoco in zone residenziali. Diverse abitazioni sono state prima requisite, poi trasformate in basi militari, mentre le famiglie che vi risiedevano sono state cacciate con l’ordine di non farvi più ritorno. Un primo risultato è stato ottenuto: circa trenta famiglie hanno abbandonato il Paese, le loro case sono passate sotto il controllo dell’esercito israeliano.

Da quanto riferisce il governatore Asaad, in nessuna famiglia sono stati individuati terroristi e quanti abitavano in quelle case non erano in possesso di armi. Un’operazione fotocopia, come già fatto a Jenin e Tulkarem, le due città della Cisgiordania settentrionale, oggetto di massicce operazioni militari nei primi mesi di quest’anno, che hanno causato ingenti danni a strutture pubbliche e a molte abitazioni e costretto decine di migliaia di persone ad abbandonare le loro case. Va detto che l’esercito, utilizzando lo strumento del sequestro per scopi militari, ha confiscato già centinaia di ettari di terra palestinese nella valle settentrionale del Giordano.

Ma in Cisgiordania si muore anche con le mani alzate in segno di resa. Sulla rete circola un filmato che mostra chiaramente come i militari israeliani abbiano ucciso, a Jenin, due palestinesi mentre si arrendevano ai soldati. I due uomini si erano alzati la maglietta, mostrando di essere disarmati. Sono stati comunque ammazzati, a distanza molto ravvicinata, colpiti alle spalle. «L'incidente è in fase di valutazione da parte dei comandanti sul campo e sarà trasmesso agli organismi competenti», si legge nel comunicato diffuso dal portavoce dell’esercito israeliano. Il ministro della Sicurezza nazionale, esponente dell'estrema destra, Itamar Ben-Gvir, ha accolto invece con favore le uccisioni, scrivendo sul suo profilo che le forze israeliane hanno agito esattamente come ci si aspettava da loro: i terroristi devono morire! E da Ginevra il portavoce dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Jeremy Laurence, durante un suo intervento ha dichiarato: «Siamo sconvolti dalla sfacciata uccisione di due palestinesi da parte della polizia di frontiera israeliana avvenuta ieri a Jenin, nella Cisgiordania occupata, in un'altra apparente esecuzione sommaria».

Nel frattempo, nella Striscia di Gaza la situazione non migliora. Anzi, i segnali che giungono da quel lembo di terra, vanno in direzione completamente opposta. Israele, nonostante la risoluzione approvata dall’Onu, sostiene il cosiddetto Piano Trump in venti punti, ha intensificato le incursioni e dall’entrata in vigore del cessate il fuoco centinaia di persone sono state ammazzate.

Mentre Hamas ha rilasciato tutti gli ostaggi rimasti in vita e ha consegnato la maggior parte dei corpi delle vittime, Israele continua a non rispettare quello che ha sottoscritto, mantenendo il controllo di oltre la metà del territorio ed estendendo la Linea gialla, che divide di fatto la Striscia in due parti, ed ostacolando, di fatto, l’ingresso nella Striscia degli aiuti umanitari.



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