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LA CIRCOLARE

Cara ministra, il gender a scuola c’è. E si vede

L’ideologia gender a scuola esiste. E si vede. Il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, infatti, ha inviato una circolare invitando gli istituti di ogni ordine e grado a svolgere attività per contrastare fenomeni di violenza e «discriminazione omofobica», con il fine di «rendere l’ambiente scolastico inclusivo di ogni differenza» e di confronto «sulle delicate questioni legate all’identità di genere».

Educazione 24_05_2016
Protesta contro il gender nella scuola

In occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, che dal 2007 si celebra ogni 17 maggio a seguito di un voto del Parlamento Europeo, il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Miur, che fa capo alla ministra Stefania Giannini, ha diffuso una circolare (prot. n. 0004213 del 16/05/2016) che merita attento commento.Prima di entrare in materia - essendo recente la forsennata campagna del governo Renzi contro gli enti di governo locale e i loro sprechi - ci permettiamo però di segnalare per inciso che l’episodio apre, tra l’altro, uno spiraglio su che cosa sia la burocrazia ministeriale in Italia, e dove davvero sarebbe il caso di cominciare a fare qualche risparmio. 

La circolare in questione è infatti un prodotto della Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione, Ufficio II “Welfare dello Studente, partecipazione scolastica, dispersione e orientamento". Sarebbe bello sapere quanto costa al contribuente questa poderosa Direzione Generale e che cosa fanno per ingannare il tempo coloro che stanno alle sue scrivanie. Senza che ciò giustifichi indulgenze sulle spese dei consiglieri regionali, è evidente che l’esistenza stessa di una struttura del genere costituisce uno spreco ben maggiore di tutti gli accertati pranzi a sbafo in esclusivi ristoranti di tutti i consiglieri regionali di tutte le Regioni.

Tornando alla circolare di cui si diceva, si tratta di un documento inviato non solo a ogni possibile dirigente della scuola statale, ma anche ai “Forum Nazionali delle Associazioni degli Studenti e dei Genitori”, che dunque se non vi avessero prestato attenzione dovrebbero incolpare soltanto se stessi. E d’altra parte nel suo testo viene poi con scrupolo ricordato che una scuola “realmente inclusiva” deve interagire positivamente pure con le famiglie nel pieno rispetto del "Patto di Corresponsabilità educativa Scuola-Famiglia" sancito dal Dpr 235/2007. Quindi, quanto si diceva riguardo ai Forum Nazionali delle Associazioni vale anche direttamente per le famiglie degli scolari e studenti di ciascuna scuola, che sono dunque avvisate. 

La circolare (clicca qui) va infatti tenuta attentamente d’occhio trattandosi di un nuovo e abile tentativo di riavviamento dentro la scuola statale di quei surrettizi processi paralleli di imposizione dell’ideologia “gender” come pensiero unico che l’anno scorso una forte mobilitazione popolare aveva fermato. Lasciando però ad altri l’ulteriore approfondimento della questione vorrei soffermarmi qui su un particolare molto interessante del documento. Nelle sue prime righe vi si ritrova finalmente una definizione di “omofobia”, parola di solito brandita senza affatto spiegarla. Nella circolare si legge, infatti, che per omofobia s’intende «ogni forma di atteggiamento pregiudiziale basato sull’orientamento sessuale».  

Questa definizione è preziosa poiché da essa si capisce bene il carattere neo-autoritario della filosofia politica con cui abbiamo a che fare. Come è noto “fobia” è una parola presa in prestito dal greco classico che significa tanto paura quanto odio, oggi con una forte accentuazione del secondo dei due significati rispetto al primo. In quanto poi al termine “pregiudiziale”, si tratta di un ottimo strumento per squalificare a priori un giudizio altrui senza doversi prendere la briga di darne i motivi.  In un tale orizzonte al dissenso non resta più spazio alcuno.  Chi dissente da qualcuno perciò stesso lo odia. E lo Stato, la legge, il potere devono intervenire per mettere chi odia nell’impossibilità di nuocere. Se, insomma, affermo che sessualità secondo natura e omosessualità non sono equivalenti perciò stesso odio gli omosessuali. Non importa che io non li odi affatto anche se sono contrario alla pretesa dell’equivalenza giuridica del loro orientamento sessuale e di quello secondo natura. Li odio per così dire oggettivamente. 

A rigor di logica tale pretesa dovrebbe valere in entrambe le direzioni: anch’io potrei pretendere che l’omosessuale il quale dissente da questo mio giudizio perciò stesso mi odia (pur se parte mia non lo penso affatto). Nel concreto tuttavia non è così dal momento che la regola viene fatta valere a valle di una specie di ordine costituito culturale in forza di cui una delle due posizioni è giusta e l’altra sbagliata. Siamo pertanto di fronte a una battaglia per la libertà che va anche oltre il caso specifico. Oggi, infatti, l’equiparazione tra dissenso e odio viene addotta al servizio della campagna per la normalizzazione dell’omosessualità, ma domani la si potrebbe far valere per qualsiasi altra cosa. Il Grande Fratello (quello terribile di Orwell, non quello ozioso e imbecille di Mediaset) è alla porta. Cerchiamo di non farlo entrare.