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DOPO IL VOTO

Calenda, Conte, Renzi: gli sconfitti italiani del voto europeo

Il sistema italiano torna ad essere bipolare, con il PD che doppia il M5S e FdI che riduce gli alleati al ruolo di gregari. Nessuno spazio al centro per Renzi e Calenda.

Politica 11_06_2024
Galleria di sconfitti: Bonino, Renzi, Calenda

In queste ore si sprecano i commenti sui risultati elettorali. Come è prassi in queste situazioni, ognuno legge i dati a modo suo e pro domo sua cercando di minimizzare quelli negativi e di esaltare quelli positivi, se ce ne sono. L’esito del voto per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo e di molte amministrazioni locali, oltre che confermare una certa disaffezione verso i seggi, soprattutto al sud e nella popolazione più giovane, consolida alcuni trend che s’intravvedevano all’orizzonte già prima di domenica.

Anzitutto si accentua la bipolarizzazione della politica italiana. Fino alla settimana scorsa c’era un centrodestra con un partito egemone e un centrosinistra con due partiti quasi alla pari. Da ieri c’è un centrodestra in cui il partito di Giorgia Meloni ha 10 punti in più della somma degli altri partiti della coalizione e un centrosinistra in cui si delinea una supremazia abbastanza netta del Partito democratico, che raccoglie più del doppio del Movimento Cinque Stelle. Dunque, d’ora in poi, le due coalizioni avranno entrambe un baricentro molto evidente: Fratelli d’Italia per il centrodestra e Pd per il centrosinistra. Gli altri partiti devono accontentarsi del ruolo di satelliti. Movimento Cinque Stelle da una parte e Forza Italia e Lega dall’altra oscillano tra il 9 e il 10% ciascuno, quindi non possono in alcun modo candidarsi a guidare i rispettivi schieramenti.

Il secondo segnale riguarda gli sconfitti. A destra non ci sono sconfitti perché Forza Italia, considerata in caduta libera dopo la scomparsa, un anno fa, di Silvio Berlusconi, ha dimostrato di poter sopravvivere al suo fondatore e la Lega, nonostante le divisioni interne, i malumori dei governatori della base e alcune scelte discutibili, cresce sia pur di poco rispetto alle politiche del 2022, superando i 2 milioni di voti.

Gli sconfitti, quindi, sono tutti a sinistra. Anzitutto i grillini. Il loro leader Giuseppe Conte ha ostinatamente difeso l’indifendibile e ne ha pagato le conseguenze. Nonostante la cronaca degli ultimi mesi abbia svelato i tanti e gravi errori commessi dal suo governo durante la pandemia, l’”avvocato del popolo” ha rivendicato i meriti di quegli anni e ha continuato a intestarsi il successo degli oltre 200 miliardi di euro del Pnrr arrivati dall’Europa, quando è stato in realtà lo stesso commissario Ue all’economia, Paolo Gentiloni, a spiegare che non vi fu alcuna negoziazione tra Italia e vertici Ue su quelle somme, ma solo una valutazione istituzionale basata su parametri governati da un algoritmo. Senza dimenticare le parole in libertà pronunciate da Conte per difendere il superbonus, che ha provocato danni gravissimi alle casse dello Stato, alimentando parassitismi e legittimando la richiesta di aiuti economici per interventi di ristrutturazione di immobili assolutamente non necessari. Infine il reddito di cittadinanza, abolito dal governo Meloni. I pentastellati hanno criticato la decisione e ieri si è capito perché: senza quel sussidio, in larga parte improduttivo, gli elettori meridionali del Movimento Cinque Stelle hanno disertato le urne, avallando la visione di una sorta di voto di scambio. Il crollo dei consensi grillini si spiega principalmente con l’incapacità del Movimento Cinque Stelle di andare oltre lo sterile assistenzialismo populista.

Cocente sconfitta anche per i centristi che, dopo aver distrutto il terzo polo, si sono separatamente autodissolti. Carlo Calenda, con presunzione e assoluta mancanza di realismo, si è fermato a poco più del 3%. Matteo Renzi, che nel 2016 aveva promesso di lasciare la politica in caso di sconfitta al referendum costituzionale e che è invece ancora lì con il suo striminzito 1-2% di Italia Viva, si è alleato con +Europa di Emma Bonino: due disperazioni che si sono incontrate senza produrre risultati. Anche Stati Uniti d’Europa, infatti, si è fermato sotto la soglia di sbarramento del 4%. Dunque i centristi non eleggono nessun parlamentare europeo e masticano amaro perché vedono che Elly Schlein con il suo Pd ha incrementato i consensi. Il destino (mesto) di Calenda e Renzi sembra segnato.

Mentre il primo difficilmente avrà un’altra chance per riproporsi agli elettori, il secondo è talmente abile da poter estrarre dal cilindro qualche altra boutade per sopravvivere, tra alchimie della politica interna e affari nel mondo arabo. C’è chi pronostica per loro un avvicinamento al centrodestra. Facendo un’alleanza con Forza Italia potrebbero puntare a conservare qualche briciola di potere e, soprattutto, qualche seggio alle prossime politiche. Tuttavia i voltagabbana come Gelmini, Carfagna, Rosato, Richetti e altri fuoriusciti da Forza Italia e Pd sembrano avere politicamente le ore contate. L’elettorato ha mostrato di non apprezzare questi trasformismi, palesemente legati a logiche di piccolo cabotaggio e a scelte dal respiro corto. Da questo punto di vista si può dunque parlare di opportuna selezione darwiniana della classe dirigente.