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PRISMA

Albania, una crisi da non dimenticare

Continuano le proeste anti-Berisha, mentre circoli occidentali puntano sul socialista Rama.

Prisma 07_02_2011
Si sono concluse ieri sera senza disordini sia a Tirana che in altre città albanesi le manifestazioni nuovamente organizzate contro il governo di Sali Berisha dall’opposizione di sinistra guidata da Edi Rama, sindaco della capitale e leader del Partito Socialista d’Albania. 

Successore  di Fatos Nano alla presidenza del partito, Edi  Rama chiede le dimissioni di Berisha e le elezioni anticipate che è convinto di poter vincere. La sua iniziativa gode dell’evidente appoggio degli Stati Uniti, il cui ambasciatore a Tirana ha di recente partecipato a una conferenza stampa convocata dal procuratore della Repubblica per protestare contro il rifiuto di Sali Berisha di autorizzare l’arresto degli ufficiali e agenti di polizia presunti responsabili dell’uccisione di tre manifestanti avvenuta durante la manifestazione che alla fine dello scorso mese culminò con l’assedio al palazzo sede del governo.

Mentre gli occhi del mondo sono soprattutto puntati sulla crisi in Egitto -- che peraltro la diplomazia italiana sta seguendo a quanto sembra con positiva attenzione -- anche a motivo della nostra specifica prossimità con l’Albania conviene che non dimentichiamo quest’altra crisi alle porte di casa.

In tale orizzonte è comunque interessante farsi un’idea della formazione e dell’itinerario politico di Edi Rama che, nato nel 1964, appartiene alla prima generazione albanese giunta all’età adulta dopo la fine del regime comunista. E’ evidente che da tempo influenti circoli occidentali hanno puntato su di lui  come su una possibile alternativa a Berisha che, nato nel 1944 e quindi giunto alla maturità sotto quel regime, è  alla ribalta della vita politica albanese da quasi vent’anni, da quando cioè fu uno dei protagonisti della convulsa transizione del suo paese dal comunismo al post-comunismo.

Membro fondatore del Movimento per la Democrazia, un gruppo politico che ebbe un ruolo di rilievo al momento della grave crisi politico-sociale innescata in Albania nel 1997 al seguito del fallimento delle truffaldine società finanziarie cosiddette “piramidali”, Rama comincia da allora a trovare  ascolto e sostegno negli ambienti liberal  dei maggiori paesi occidentali. Giornali e riviste come il New York Times, The Guardian, Frankfurter Allgemeine Zeitung, The Independent, Panorama pubblicano dei suoi articoli, nel 2002 riceva un premio dall’Onu consegnatogli personalmente da Kofi Annan e nel 2003 è “visiting professor” ad Harvard e in altre prestigiose università americane. Nel 2000 viene eletto con ampia maggioranza sindaco di Tirana. Pittore e docente di lettere all’Accademia di Belle Arti dell’Albania, realizza dei programmi di riordino edilizio e di arredo urbano largamente apprezzati. Viene rieletto nel 2003, e da allora entra a far parte del Partito socialista d’Albania di cui diventa segretario il 9 ottobre 2005 succedendo a Fatos Nano.  Già membro del Comitato direttivo della Open Society Foundation, organismo fondato e sostenuto dal finanziere miliardario George Soros, fa parte del comitato consultivo per i Balcani di un’agenzia dell’Onu, lo United Nations Development Program.


A breve termine  è possibile che Berisha riesca a reggere la pressione di Rama, ma a lungo termine è evidente che per contrapporsi con successo al Partito Socialista il suo Partito Democratico ha bisogno di  un leader più giovane e post-comunista anche anagraficamente. E in effetti l’avrebbe: si tratta di Jozefina Topalli, quasi coetanea di Rama, energica e carismatica presidente del Parlamento monocamerale albanese. Resta da vedere se Berisha saprà organizzare la sua successione con la stessa abilità con cui ha saputo gestire la sua lunga permanenza al potere, impresa di solito non facile per chi come lui regna da molto tempo.