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IL PUNTO

2020, odissea nella politica. Con lo spettro delle urne

Cosa ci riserva il nuovo anno nella politica italiana? L’eredità dei vecchi problemi non risolti, a partire da quello scottante della giustizia. Ma nessuno nella maggioranza vuole la caduta del governo, pur continuando a differenziarsi e a litigare, tutti guardano alla scadenza naturale del 2023. Ma questo non è un bene per l'Italia. 

Editoriali 02_01_2020

Cosa ci riserva il nuovo anno nella politica italiana? 

Certamente l’eredità dei vecchi problemi non risolti, a partire da quello scottante della giustizia. PD e Italia viva non condividono nè l’abolizione della prescrizione nè l’impostazione della riforma Bonafede, ma mentre i primi sono alla ricerca di una impossibile mediazione, i secondi hanno più volte dichiarato di essere pronti a votare la mozione di Forza Italia, che cancella la riforma. 

Se avranno il coraggio di farlo davvero ( cosa auspicabile ma di cui è lecito dubitare), e se tutta l’opposizione sarà compatta, al Senato la riforma Bonafede potrebbe cadere, e con essa l’abolizione della prescrizione.  In questo caso cadrebbe anche il governo, visto che i 5Stelle l’hanno sempre dichiarato un punto irrinunciabile? 

Io credo di no, neppure in questo caso il governo cadrebbe. Troveranno un motivo qualsiasi, parleranmo di ‘senso di responsabilità’ o di qualche altra fregnaccia, ma non imboccheranno la strada di elezioni anticipate (Mattarella è stato categorico, dopo questo governo ci sono solo le urne), perchè elezioni significa per i 5Stelle sconfitta certa e dimezzamento (almeno) dei parlamentari. 

In realtà nessuno nella maggioranza vuole la caduta del governo, pur continuando a differenziarsi e a litigare, tutti guardano alla scadenza naturale del 2023: ci sono centinaia di nomine importantissime da fare, e nomine vuol dire potere, c’è l’elezione di un Presidente della Repubblica amico da portare a casa.

E poi c’è il PD che ha concepito un piano strategico ambizioso, quello di guadagnare definitivamente i pentastellati al campo del centrosinistra: sembra che lo stesso Grillo si sia fatto convincere e c’è chi ha prospettato a Conte il ruolo di candidato premier di tutto lo schieramento progressista.  Se questo piano andasse in porto il centrosinistra tornerebbe competitivo nei confronti del centrodestra, ma occorre tempo per far maturare la svolta, convincere i non pochi riottosi, costruire un minimo di programma comune...

Intanto il Presidente del Consiglio ha dichiarato solennemente che sta preparando una sorte di conclave con tutte le forze di maggioranza per preparare un piano di riforme per i prossimi tre anni: il 7 gennaio vuol cominciare.

Insomma, il vostro Romano l'osservatore ribadisce la convinzione che dovremo sorbirci il governo rossogiallo fino alla fine, o quasi, della legislatura. 

E questo non è un bene per l’Italia, ribadiamolo. Perchè l’azione del governo è sempre più permeata dall’incoltura grillina, dal loro giustizialismo, dal loro antindustrialismo, dalla loro incapacità di comprendere i problemi di una società moderna e complessa. L’Ilva è lì a dimostrarlo, con i capitali sprecati, la perdita di una quota fondamentale di produzione di acciaio, il messaggio disastroso lanciato agli investitori stranieri; e lo dimostra l’ennesimo rinvio della questione Alitalia (un’azienda che ormai dovrebbe solo esser lasciata fallire) che ci costerà ancora un ‘prestito’ di 400 milioni che non saranno mai restituiti; e insieme le centinaia di crisi aziendali aperte e delle quali nessuna è stata risolta.

Ma bisognerebbe parlare anche di politica estera. La nostra posizione in Libia è disastrosa. Abbiamo tentennato per mesi senza prendere un’iniziativa seria,senza riuscire a coinvolgere i nostri partner occidentali, senza mai scegliere di appoggiare seriamente Al Serraji o di garantirci comunque una presenza e una difesa dei fondamentali interessi petroliferi. E ora la Libia è diventata una faccenda esclusiva tra i russi e i turchi (!), pagheremo con l’escusione dal campo ma nessuno se ne preoccupa.  In compenso Di Maio continua a flirtare con la Cina, irritando Trump che ci punisce con i dazi sui nostri prodotti.